The Great Gatsby

The Great Gatsby.

Un titolo che evoca inevitabilmente nella nostra memoria un immaginario mitico fatto di meravigliose grandi feste, entusiasmo, spregiudicatezza, lusso sfrenato, piume e lustrini. Uno dei film più famosi degli ultimi anni, un tema di sicuro successo per molti eventi, un dittatore di tendenze.

E’ molto facile fermarsi alle convenzioni, agli stereotipi nati negli anni su questo capolavoro. Tuttavia, se si ha l’attenzione necessaria per leggere tra le righe, questo romanzo regala un significato molto più profondo e spesso trascurato, collegato indissolubilmente ad una caparbia e fedele ricerca della felicità.

La trama scritta da Fitzgerald è universalmente conosciuta: la storia di Jay Gatsby, ricchissimo e misterioso uomo d’affari di Long Island, viene raccontata dal suo vicino di casa e intimo amico Nick Carraway, a cui l’incontro con Gatsby cambia per sempre la vita. Non mi dilungherò parlando dei fatti, poiché è più importante ricordare che essi sono soltanto il veicolo di una visione del mondo dell’autore ancora molto moderna, che potrebbe essere perfettamente inerente al ventunesimo secolo. Un romanzo sostanzialmente autobiografico, in cui Fitzgerald analizza la società del suo tempo, ne mette a nudo tutti gli aspetti peggiori, come la condizione di degrado e depravazione umana che stava invadendo il suo ambiente. Così ogni situazione del libro, a partire dalle feste sfarzose fino alle relazioni extraconiugali mettono in risalto quanto negli anni venti molti sistemi di valori fossero miseramente caduti, quanto il denaro fosse osannato come divinità e quante persone apparentemente soddisfatte della propria vita, spensierate e pronte a divertirsi fino all’alba fossero in realtà profondamente sole e concentrate su piaceri effimeri, in cui le loro esistenze erano destinate ad annegare.

Nel mezzo di una paradossale vacuità frenetica della vita si distingue la figura di Gatsby, personaggio mitico e anacronistico. Egli ha infatti quella grandezza morale che può essere tipicamente nutrita soltanto da un ideale, qualcosa per cui vale la pena migliorarsi sempre, un’utopia da raggiungere per cui Jay Gatsby non teme di vivere o morire: il suo amore per Daisy. E’ stupefacente e commovente come l’unico mezzo di salvezza per l’uomo dalle brutture del mondo sia questo incrollabile e infinito amore, questa donazione di sé e abnegazione totale per una donna non perfetta, l’unico legame che Gatsby accetterebbe mai tra la sua condizione di semidio e quella umana. Il sentimento è presentato come l’unica via per la ricerca della felicità, in una situazione in cui tutti gli altri mezzi sembrano aver fallito. Il concetto di amore è estratto dal contesto contingente e usato da Gatsby come strumento per elevarsi, il fine ultimo verso cui convergono tutti i percorsi e le potenzialità della sua esistenza. Non è più un amore umano, neanche lontanamente fisico: egli è innamorato del concetto, dell’idea di amore come punto fermo perfetto e che promette una felicità tanto impetuosa quanto innocente.

Pur di inseguirlo senza freni, Gatsby rinnega il suo passato di povertà e illegalità e pone una pesante ipoteca sul suo futuro, andando verso l’autodistruzione. Sembra quasi che Fitzgerald avesse in mente, scrivendo, la descrizione del senatore romano Catilina che ci è stata trasmessa dallo storico Sallustio: “Vastus animus immoderata, incredibilia, nimis alta semper cupiebat” “Il suo animo insaziabile desiderava sempre cose smisurate, incredibili, troppo alte”.

E’ a tratti commovente come questa ossessione sia l’elemento fondante e caratteristico del protagonista, specialmente se si pensa che l’amore di cui parla la trama è ispirato a quello tormentatissimo tra lo scrittore e sua moglie Zelda.

Sono convinta che la volontà di dipingere un Gatsby con queste caratteristiche rappresenti un rifiuto netto dell’autore per il frivolo vuoto morale dei suoi tempi, che porta le persone ad una profonda e inquieta solitudine non appena la grande festa si conclude. Troppo puro per essere corrotto dalla vita, troppo inadatto a sopravviverle: infine l’aura dorata di Gatsby deve inevitabilmente scontrarsi con la realtà e la crudeltà di un mondo dove nemmeno l’amore salva l’uomo dalla solitudine, da dove la felicità, nell’accezione che ha per lui, è fuggita per sempre.

Tuttavia, nonostante la conclusione amara e triste del romanzo, penso che esso sia soffuso di un messaggio timidamente impercettibile ma confortante: ognuno di noi ha bisogno di una luce verde che gli dia speranza nel futuro e che rappresenti un obiettivo da raggiungere, per quanto sia utopico. Ognuno di noi ha bisogno di qualcosa di speciale in cui credere, sia esso l’amore o qualsiasi altro valore. Ciò ci spinge sempre a migliorare noi stessi verso una qualche grandezza, la promessa di una vita felice. Questo è il messaggio che Gatsby e Fitzgerald nel suo straordinario romanzo ci lasciano in eredità.   

Gatsby credeva nella luce verde, al futuro orgiastico che anno dopo anno indietreggia di fronte a noi. C’è sfuggito allora, ma non importa – domani correremo più in fretta, allungheremo ancora di più le braccia … e una bella mattina…

Così remiamo, barche controcorrente, risospinti senza sosta nel passato.

a0b0b48ace5277d2f7440f8cca50dba49e3cb18b88fde4950112bf1349a2d3158b2d276d773db8ebef6707cab12f5da7The Great Gatsby ha inevitabilmente contribuito a creare il mito della moda anni ’20, diventata intramontabile. Qualche tempo fa sono andata ad una serata con questo tema e vi ripropongo qui di seguito il look indossato, da perfetta flapper girl!

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I was wearing:

Dress – Intimissimi

Necklace and headband – Zara  

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